C’è una parola che descrive bene la condizione attuale di Muggiano: sospensione.
Non è più campagna nel senso pieno del termine, ma non è nemmeno città. È un territorio fermo, immobile, incastrato in una pianificazione che ha bloccato il tempo senza riuscire a costruire un futuro.
Gran parte di Muggiano è oggi classificata come piano agricolo non edificabile, destinato in larga parte a risaie. Una distesa uniforme che, al di là delle intenzioni originarie di tutela, non svolge più una funzione agricola realmente produttiva né genera qualità urbana. Il risultato è un paesaggio statico, povero di relazioni, che non produce né valore ambientale né valore sociale.
Il dato più evidente è che lo sviluppo urbanistico del quartiere si è fermato oltre vent’anni fa. Le ultime realizzazioni risalgono ai primi anni Duemila. Da allora, nulla. Nessun nuovo intervento strutturale, nessuna vera riqualificazione, nessuna evoluzione del tessuto urbano. Mentre Milano cresceva, si densificava, si rigenerava, Muggiano restava fermo.
Oggi il quartiere conta circa 3.000 residenti, una comunità reale ma numericamente troppo ridotta per attrarre servizi, presìdi e investimenti. La bassa densità non è una scelta consapevole di qualità urbana, ma l’effetto diretto di vincoli che hanno impedito qualsiasi processo di crescita controllata. E quando la densità non cresce, i servizi non arrivano. Quando i servizi non arrivano, l’attrattività si spegne.
Il confronto con il resto della città è impietoso. Milano, nel suo complesso, ha continuato ad aumentare la popolazione, ad attrarre nuovi abitanti, a investire in rigenerazione urbana, infrastrutture, servizi di prossimità. Quartieri periferici anche complessi, come Baggio o Quarto Oggiaro, sono stati oggetto di interventi pubblici e privati, programmi di riqualificazione, nuove funzioni. Persino aree nate come marginali, come Adriano, hanno conosciuto negli ultimi anni una forte trasformazione urbana.
Muggiano no.
Qui la pianificazione ha prodotto un effetto paradossale: la tutela si è tradotta in immobilità. I vincoli del Parco Agricolo Sud Milano, che per legge prevalgono sulle previsioni del Comune di Milano, hanno impedito non solo nuove edificazioni, ma anche processi di rigenerazione capaci di migliorare la qualità della vita dei residenti. Non è nata una campagna viva, ma nemmeno una città migliore. È nato un vuoto.
Questo vuoto ha conseguenze concrete. Un quartiere poco attrattivo per i giovani. Poche attività economiche. Scarsi presìdi. Spazi pubblici che non evolvono. Edifici che invecchiano senza possibilità di adeguamento. Non per incuria dei residenti, ma per assenza di una visione urbanistica che distingua tra consumo di suolo e sviluppo del tessuto esistente.
Ed è qui che si apre la questione politica, non ideologica.
Se Milano si racconta come città dell’innovazione, della rigenerazione, dell’inclusione, questa narrazione deve valere per tutti i quartieri. Altrimenti non è innovazione: è selezione. Non è sostenibilità: è disuguaglianza territoriale.
Muggiano ha un potenziale enorme proprio perché non è stato saturato. Potrebbe essere un laboratorio di sviluppo urbano compatibile con l’ambiente, un luogo in cui sperimentare un equilibrio nuovo tra tutela del suolo, qualità dell’abitare e servizi di prossimità. Ma questo richiede una cosa che oggi manca: il coraggio di ammettere che l’attuale assetto normativo, così com’è, non funziona.
Non si tratta di togliere vincoli, ma di farli evolvere. Non di costruire ovunque, ma di riconoscere che un quartiere abitato non può essere trattato come una risaia astratta. Non di consumare territorio, ma di restituire dignità urbana a chi lo vive ogni giorno.
Finché Muggiano resterà bloccato in questa terra di mezzo – né campagna produttiva, né quartiere urbano – il rischio non sarà la perdita di paesaggio, ma la perdita di futuro. E questo è un costo che una città come Milano non può più permettersi di ignorare.
FAQ: Muggiano e la programmazione urbana
Perché il quartiere Muggiano è escluso dal DUP 2026–2028 del Comune di Milano?
Nonostante le criticità segnalate dai residenti, il Documento Unico di Programmazione tende a privilegiare grandi progetti pilota o aree in stato di emergenza conclamata. Muggiano, essendo un quartiere residenziale stabile, rischia l’invisibilità istituzionale poiché non rientra nei parametri della rigenerazione urbana “straordinaria”.
Quali sono i servizi essenziali che mancano attualmente a Muggiano?
La comunità soffre per l’assenza di una farmacia di prossimità, di presidi sanitari territoriali e di un’offerta scolastica completa (la primaria ha una sola sezione). Questa carenza costringe i cittadini a spostamenti sistematici verso l’esterno per ogni necessità quotidiana.
Come influisce l’urbanistica sulla sicurezza percepita a Muggiano?
La sicurezza a Muggiano è strettamente legata alla qualità urbana. Punti critici come il sottopasso della tangenziale, la scarsa illuminazione e la discontinuità dei percorsi pedonali/ciclabili aumentano il senso di isolamento e vulnerabilità dei residenti, specialmente nelle ore serali.
Qual è il ruolo dell’Osservatorio di Quartiere Muggiano nella pianificazione urbana?
L’Osservatorio agisce come interlocutore competente per trasformare i bisogni dei residenti in dati e proposte politiche. L’obiettivo è sensibilizzare le istituzioni affinché la pianificazione parta dall’ascolto del territorio e non solo da logiche tecniche o amministrative astratte.
