Lettera alla redazione: la scuola di Muggiano e il rischio di diventare invisibili

Lettere dei residenti di Muggiano

Scrivo come genitore di un bambino che frequenta la scuola di Muggiano.
Scrivo senza spirito polemico, ma con una crescente preoccupazione che, parlando con altri genitori, scopro essere sempre meno individuale e sempre più condivisa.

La nostra scuola continua a funzionare, certo. Le lezioni si tengono, gli insegnanti fanno il loro lavoro con impegno e professionalità. Ma è proprio questo il punto: si limita a funzionare, senza che emerga una visione, un progetto, un’idea di futuro.

Negli anni abbiamo assistito a interventi di manutenzione sporadici, spesso tardivi, quasi sempre limitati al minimo indispensabile. Nulla che lasci intravedere un disegno complessivo, una riqualificazione vera, un’attenzione strutturale paragonabile a quella che vediamo riservata ad altri plessi scolastici della città.

Ma la questione non è solo edilizia. È soprattutto organizzativa e culturale.

La sensazione diffusa tra i genitori è che la scuola di Muggiano sia diventata progressivamente dipendente dal plesso del Quartiere Olmi, che finisce per concentrare su di sé risorse, iniziative, progettualità e visibilità.
Non si tratta di una competizione tra quartieri, ma di un dato di fatto: quando le attività extrascolastiche, i progetti speciali, le iniziative che arricchiscono l’offerta educativa gravitano quasi sempre altrove, il messaggio che passa è chiaro.

Muggiano resta indietro.
E non per mancanza di bambini, di famiglie o di interesse.

Quello che più preoccupa è l’assenza di tutto ciò che rende una scuola un luogo vivo:
laboratori, progetti, attività extrascolastiche, iniziative che ampliano l’esperienza educativa e che in altri quartieri — anche non centrali — rappresentano ormai uno standard.

Qui no.
Qui la scuola sembra ridotta all’essenziale, come se ai bambini di Muggiano bastasse “il minimo”.
Come se l’arricchimento culturale, sociale ed educativo fosse un lusso riservato altrove.

Questo divario non è scritto in nessuna delibera, ma si percepisce ogni giorno. Ed è forse il più difficile da colmare, perché non si vede subito, ma segna profondamente un territorio.

Muggiano è periferica per collocazione geografica, non per valore storico, sociale o umano.
Eppure continua a essere trattata come un margine, come un luogo dove si può rinviare, adattare, arrangiare.

La scuola diventa così lo specchio di questa condizione: una scuola che non viene chiusa, ma nemmeno davvero investita; che non viene abbandonata, ma nemmeno considerata strategica.

E questo, alla lunga, pesa.

Come genitori non chiediamo scorciatoie, né trattamenti speciali.
Chiediamo equità, attenzione, programmazione. Chiediamo che anche la scuola di Muggiano venga pensata come una scuola pienamente inserita nel sistema educativo cittadino, con pari dignità rispetto ad altri plessi.

Chiediamo che non sia solo un luogo dove “si fa scuola”, ma una scuola che offre opportunità, che costruisce futuro, che non costringe le famiglie a guardare altrove per avere ciò che dovrebbe essere garantito qui.

Scrivo perché il silenzio, a volte, è la forma più subdola di esclusione.
E perché Muggiano non merita di restare invisibile, nemmeno quando si parla dei suoi bambini.

Un genitore di Muggiano

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