A Muggiano la parola “riqualificazione” circola da tempo con una frequenza quasi automatica: compare nei comunicati, nelle dichiarazioni pubbliche, nelle promesse cicliche che tornano a ogni nuova stagione amministrativa. Eppure, quando si scende sul terreno concreto del quartiere, ciò che emerge è tutt’altro che un cambiamento percepibile: criticità storiche che resistono, interventi frammentari, risposte che spesso non arrivano, iniziative che non trovano un interlocutore istituzionale capace di trasformare le richieste in un percorso verificabile. Il problema, oggi, non è soltanto urbanistico o logistico: è sociale.
È il deterioramento progressivo del rapporto tra cittadini e istituzioni, quando al posto di un confronto strutturato subentra il silenzio, e quando al posto di una pianificazione misurabile restano slogan e rinvii. In questo scenario assume un peso specifico particolare il Piano strategico 2025-2027 della Città Metropolitana di Milano, denominato “Prospettive metropolitane”, adottato nel maggio 2025, che si presenta come documento di indirizzo territoriale e di coordinamento delle politiche pubbliche su scala metropolitana: un testo che non parla soltanto di visioni generiche, ma riconosce apertamente l’esistenza di fragilità territoriali e sociali, l’aumento delle disuguaglianze, la crescita della disaffezione nei confronti dei processi democratici e istituzionali, soprattutto nei contesti di maggiore disagio, cioè proprio dove la qualità dello spazio pubblico e dei servizi incide direttamente sulla dignità della vita quotidiana.
Il Piano richiama inoltre la stagione di investimenti straordinari legati anche al PNRR, e descrive strumenti specifici di rigenerazione urbana e territoriale, come i Piani Urbani Integrati (PUI), pensati per ridurre emarginazione e degrado, rafforzare inclusione e coesione, migliorare l’ambiente urbano e la resilienza: progetti che vengono elencati con nomi, obiettivi e in alcuni casi anche numeri, come nel caso di SPUGNA, che prevede interventi ecosistemici diffusi nei Comuni metropolitani, con una programmazione scandita da cantieri conclusi, aperti e da avviare.
A questo punto la domanda non è polemica, è inevitabile: Muggiano dov’è, dentro questa cornice? Quali interventi sono previsti, quali sono stati richiesti, quali sono stati accolti e con quali tempi? Quali progetti sono effettivamente agganciati a una traiettoria istituzionale, e quali invece restano sospesi in un limbo dove tutto sembra possibile ma nulla diventa reale? La verità è che un quartiere non chiede propaganda e non chiede miracoli: chiede normalità amministrativa, manutenzione ordinaria che non sia emergenziale, decoro che non sia episodico, sicurezza che non sia uno slogan, e soprattutto un canale di risposta che restituisca trasparenza, responsabilità, tempistiche e motivazioni.
Perché il punto non è contestare l’esistenza dei piani, ma pretendere che la strategia non resti confinata nei documenti: una strategia senza ricaduta misurabile sul territorio non è pianificazione, è narrazione. Se davvero la stagione 2025-2027 vuole essere quella delle “prospettive”, allora il primo atto di serietà verso le periferie non può essere l’ennesimo annuncio, ma la costruzione di un patto pubblico verificabile, fatto di dati elementari e controllabili: che cosa si fa, chi lo fa, quando si fa, e perché non si fa.
Perché una riqualificazione che non dialoga con i quartieri e non risponde alle comunità non è una riqualificazione: è soltanto una parola ripetuta.



