Le immagini raccolte nelle ultime settimane nel quartiere di Muggiano non raccontano un’emergenza improvvisa. Raccontano qualcosa di diverso: una progressiva assenza di manutenzione ordinaria, una rarefazione degli interventi, una mancanza di pianificazione visibile nel tempo.
Erba alta lungo il fossato, vegetazione non contenuta, staccionate danneggiate, rifiuti dispersi, pavimentazioni in autobloccanti cedute. Ogni singolo elemento, preso isolatamente, potrebbe rientrare nella fisiologia della gestione urbana. È l’insieme, però, a delineare un quadro più strutturale.
Quando l’ordinario diventa straordinario
La manutenzione urbana si fonda su cicli programmati: sfalci periodici, ispezioni del reticolo idrico minore, controllo delle pavimentazioni, ripristino delle parti lignee, pulizia sistematica delle aree verdi.
Quando questi cicli si interrompono o si dilatano oltre misura, il risultato non è solo il degrado estetico. Si produce una perdita di qualità dello spazio pubblico, un aumento dei costi futuri di ripristino e una riduzione della sicurezza percepita.
Nel caso di Muggiano, la vegetazione spontanea nel fossato suggerisce l’assenza di un piano di contenimento regolare. I cedimenti della pavimentazione non sembrano riconducibili a un evento puntuale, ma a un progressivo deterioramento non intercettato per tempo.
La periferia come variabile residuale
La questione non riguarda soltanto l’erba o gli autobloccanti. Riguarda il modello di gestione.
Quando un quartiere riceve interventi solo su segnalazione o in modalità emergenziale, significa che manca una programmazione sistemica. Significa che non esiste – o non è visibile – un calendario pubblico di manutenzione, un monitoraggio strutturato, una strategia preventiva.
Le periferie, in questi casi, diventano territori a manutenzione intermittente: non prioritari, non centrali nelle politiche di cura urbana, spesso fuori dal radar finché il problema non diventa evidente.





Il costo invisibile dell’assenza
L’assenza di programmazione non è neutra. Produce effetti cumulativi:
- degrado progressivo dello spazio pubblico
- aumento del rischio per pedoni e ciclisti
- perdita di valore percepito del quartiere
- crescita del senso di marginalità tra i residenti
Intervenire tardi significa spendere di più. Intervenire solo dopo segnalazione significa trasferire sui cittadini la funzione di monitoraggio che dovrebbe essere strutturale.
Una questione di metodo, non di polemica
Le fotografie non sono un atto d’accusa, ma un documento. Mostrano uno stato dei luoghi che solleva una domanda di fondo: esiste una pianificazione ordinaria visibile per Muggiano?
La qualità urbana non si misura nei grandi progetti, ma nella continuità della manutenzione quotidiana. È lì che si riconosce la presenza dell’amministrazione. Ed è proprio quella continuità che, oggi, sembra mancare.
Muggiano non chiede interventi straordinari. Chiede normalità amministrativa: cicli certi, programmazione pubblica, manutenzione preventiva.



