Scrivo perché a volte ho l’impressione che di Muggiano ci si ricordi solo quando serve.
Per il resto, restiamo qui, fermi.
Vedo ragazzi crescere senza avere molto intorno. Sempre gli stessi posti, sempre la stessa piazzetta, giornate tutte uguali. Non perché manchino intelligenza o voglia di fare, ma perché non c’è niente che li chiami, niente che li accenda. Sport, attività, progetti, occasioni vere: poche, pochissime.
La scuola dovrebbe essere il primo posto dove questo cambia. Non solo lezioni e compiti, ma stimoli, aperture, possibilità. Invece sembra che qui ci si accontenti del minimo, come se ai ragazzi di Muggiano bastasse meno che altrove.
E questa cosa fa male, perché quando non offri alternative, non stai solo risparmiando soldi: stai lasciando vuoti. E i vuoti, prima o poi, qualcuno li riempie.
Milano parla di futuro, di crescita. Ma il futuro non nasce solo dai cantieri o dai computer nuovi. Nasce dalle persone, dai ragazzi, dalle occasioni che dai loro prima che si sentano fuori da tutto.
Muggiano non è un quartiere senza valore.
È un quartiere che rischia di sentirsi inutile, e questo è molto peggio.
Scrivo solo per dire che qui non servono miracoli. Serve attenzione. Serve presenza.
Serve qualcuno che creda che anche da qui possa nascere qualcosa di buono.
Un residente di Muggiano
