Il Municipio 7 racconta inaugurazioni, riqualificazioni e nuovi progetti nei quartieri della periferia milanese. Ma scorrendo le iniziative dell’amministrazione, una domanda sorge spontanea: e Muggiano?
C’è una Milano che cambia volto, che inaugura parchi, restituisce spazi alle famiglie, riqualifica aree abbandonate e racconta con soddisfazione i risultati raggiunti. È la Milano che compare quasi quotidianamente nelle pagine sociali degli amministratori pubblici, tra fotografie, sopralluoghi, tagli del nastro e annunci di nuovi progetti. Anche la Presidente del Municipio 7, Silvia Fossati, documenta con regolarità quanto accade nei quartieri della periferia occidentale della città. E così scopriamo che a Aggio è stata realizzata una nuova area giochi, che a Figino sono stati completati interventi di manutenzione, che a piazzale Selinunte è stata inaugurata una palestra all’aperto, che per il Parco dei Capitani si stanno portando avanti le attività preliminari alla bonifica e che altri importanti progetti interessano San Siro, Quinto Romano e diverse zone del territorio municipale. Notizie positive, naturalmente. Perché ogni intervento che migliora un quartiere rappresenta un beneficio per la città intera. Ma scorrendo questa lunga successione di iniziative, a un certo punto viene spontaneo fermarsi e chiedersi: e Muggiano?
Già, Muggiano. Quel piccolo quartiere all’estremità occidentale di Milano, dove vivono oltre tremila persone, che sembra affacciarsi alla vita amministrativa del Municipio 7 soltanto quando sono i suoi residenti a ricordare di esistere.
Non vorremmo che questa osservazione fosse interpretata come una sterile contrapposizione con gli altri quartieri. Non lo è. Siamo sinceramente lieti quando uno spazio pubblico viene recuperato, quando un giardino torna a ospitare bambini o quando un’amministrazione riesce a dare risposta alle esigenze dei cittadini. Il punto è un altro. Ed è comprendere per quale ragione, a fronte di tante iniziative raccontate e celebrate altrove, le numerose richieste avanzate dall’Osservatorio di Muggiano continuino a non trovare risposte concrete e tempi definiti.
Non stiamo parlando di richieste estemporanee o di desideri irrealizzabili. Parliamo di problemi che accompagnano da tempo la vita del quartiere e sui quali il nostro Osservatorio ha investito energie, tempo e un incessante lavoro di interlocuzione con le istituzioni.
C’è la vicenda della scuola Niccolò Tommaseo, sulla quale si sono concentrate le preoccupazioni di tante famiglie e per la quale sono state raccolte firme, inoltrate richieste e sollecitati interventi. Mentre il Municipio 7 racconta gli investimenti destinati all’edilizia scolastica, a Muggiano si continua a chiedere quale futuro attenda un presidio educativo essenziale per la comunità che nel 2028 compirà il suo centenario.
C’è il dispensario farmaceutico, una necessità tutt’altro che secondaria per un quartiere distante dai principali servizi, dove anche procurarsi un medicinale può rappresentare un disagio, soprattutto per le persone più anziane. Una richiesta sulla quale l’Osseravtorio ha intrapreso un percorso complesso, coinvolgendo diversi livelli istituzionali, alla ricerca di una soluzione che dovrebbe rispondere a un’esigenza elementare di prossimità sanitaria.
C’è poi il centro sportivo finanziato con risorse PNRR, un’opera che avrebbe dovuto rappresentare un’opportunità per i giovani e per le famiglie e sulla quale pesano ritardi e interrogativi ancora in attesa di chiarimenti soddisfacenti. E ci sono il cimitero, con i suoi problemi di manutenzione, illuminazione, sicurezza e accessibilità, e il parco della cava, dove anche la sostituzione degli arredi deteriorati e dei pannelli informativi sembra richiedere un impegno sproporzionato rispetto alla semplicità degli interventi domandati. C’è il problema degli abusi edilizi in Via Muggiano che a distanza di 15 anni – nonostante gli ordini di sgombero – permangono indisturbati.
Sono questioni diverse, ma accomunate da un elemento: la difficoltà di ottenere risposte chiare e, soprattutto, di vedere le segnalazioni trasformarsi in risultati.
Eppure, leggendo i post pubblicati dalla Presidente Fossati, emerge un’amministrazione che segue da vicino numerosi interventi, valorizza il contributo dei comitati e dei cittadini, ringrazia chi segnala le criticità e sottolinea l’importanza della partecipazione. A Figino, per esempio, viene dato risalto a una manutenzione realizzata anche grazie alle segnalazioni del comitato di quartiere e dei residenti. È esattamente il rapporto che dovrebbe esistere tra amministrazione e cittadinanza: qualcuno segnala, le istituzioni ascoltano, gli uffici intervengono e il risultato viene restituito alla collettività.
È proprio questo modello di interlocuzione che vorremmo vedere applicato anche a Muggiano.
Non possiamo sapere, naturalmente, se l’attività quotidiana degli uffici municipali sia interamente rappresentata dai sociali della Presidente. E non intendiamo sostenere che ogni quartiere debba ricevere identici investimenti o che ogni problema possa essere risolto immediatamente. Sappiamo bene che esistono competenze diverse, vincoli di bilancio, procedure amministrative e tempi tecnici. Ma sappiamo anche che nessuna di queste circostanze dovrebbe impedire a un’amministrazione di rispondere ai cittadini, spiegare le difficoltà, indicare le priorità e assumere impegni verificabili.
Perché il silenzio, quando si ripete nel tempo, finisce per diventare esso stesso un problema.
C’è una differenza sostanziale tra comunicare che un intervento non è attualmente possibile, illustrandone le ragioni, e lasciare che una richiesta rimanga sospesa, senza che i cittadini riescano a comprenderne il destino. Nel primo caso esiste comunque un rapporto istituzionale. Nel secondo cresce inevitabilmente la sensazione di essere lontani non soltanto dal centro della città, ma anche dall’attenzione di chi dovrebbe rappresentare l’intero territorio.
Muggiano, del resto, conosce bene il significato della parola periferia. Non è soltanto una collocazione geografica. È la distanza dai servizi, la difficoltà dei collegamenti, la necessità di spostarsi per soddisfare bisogni che altrove trovano risposta a pochi passi da casa. Proprio per questo ci si aspetterebbe un’attenzione particolare da parte delle istituzioni di prossimità, che dovrebbero conoscere meglio di chiunque altro le esigenze dei quartieri meno centrali.
Non chiediamo alla Presidente Fossati di pubblicare una fotografia a Muggiano per dimostrare che il quartiere esiste. E nemmeno di organizzare un’inaugurazione per rassicurare i residenti. Chiediamo qualcosa di molto più semplice e, al tempo stesso, molto più importante: conoscere quali siano le priorità individuate dall’amministrazione municipale per Muggiano, quali iniziative siano state assunte sulle questioni che abbiamo segnalato e quali risultati i cittadini possano ragionevolmente attendersi.
Continueremo a svolgere il nostro lavoro di osservazione, segnalazione e proposta, senza rinunciare al confronto istituzionale e senza trasformare le legittime esigenze della comunità in una disputa politica. Ma continueremo anche a porre domande, perché è attraverso le domande, e soprattutto attraverso le risposte, che si misura la qualità del rapporto tra cittadini e amministrazione.
Nel frattempo, sui sociali continueranno a comparire fotografie di nuovi giardini, aree giochi, panchine e progetti di riqualificazione. E noi continueremo ad accoglierle come buone notizie per i quartieri interessati.
Con la speranza che, prima o poi, anche Muggiano possa essere raccontato non soltanto per le sue attese, ma per le risposte finalmente ricevute.
Perché una periferia non dovrebbe essere costretta a ricordare continuamente alle istituzioni di far parte della città.





