La sicurezza non è solo una questione di ordine pubblico. È, prima di tutto, una condizione urbana: dipende da come sono progettati gli spazi, da come sono illuminati, attraversati, presidiati e vissuti. In questo senso, Muggiano offre uno spunto di riflessione che va oltre il singolo quartiere e interroga il modo stesso in cui la città affronta i propri margini.
Muggiano si presenta come un budello di estrema periferia, un luogo che non si attraversa per caso. Vi si accede passando dal quartiere stesso, attraverso un sistema di collegamenti che accentua la sensazione di isolamento. Questa configurazione fisica incide profondamente sulla percezione di sicurezza, perché limita la visibilità, riduce la presenza spontanea di persone e rafforza l’idea di un quartiere separato dal resto della città.
Uno degli elementi più critici è rappresentato dall’ingresso attraverso il sottopasso della tangenziale ovest. Uno spazio che oggi appare come un vero luogo di vulnerabilità: privo di presidio, scarsamente illuminato, senza sistemi di videosorveglianza e caratterizzato da angoli ciechi. È un passaggio obbligato che segna simbolicamente l’ingresso a Muggiano e che, così com’è, restituisce una sensazione di insicurezza e di abbandono.
A questa condizione si aggiunge una evidente discontinuità dei percorsi. Il marciapiede pedonale, infatti, si interrompe all’inizio del sottopasso e si trasforma improvvisamente in pista ciclabile nel tratto che conduce verso l’uscita in direzione del quartiere Olmi. Una trasformazione priva di una logica percepibile, che costringe pedoni e ciclisti a condividere uno spazio già critico, riducendo ulteriormente la leggibilità e la sicurezza del percorso.
L’illuminazione insufficiente e l’assenza di funzioni attive lungo questo asse accentuano il senso di esposizione, soprattutto nelle ore serali. In questo contesto si inseriscono fenomeni di microcriminalità, come vandalismi e furti, che pur non essendo sempre eclatanti contribuiscono a consolidare una percezione di insicurezza quotidiana tra i residenti.
È importante sottolineare che la percezione di insicurezza non nasce solo dagli episodi in sé, ma dall’insieme delle condizioni che li rendono possibili. Spazi poco curati, male illuminati, privi di continuità funzionale e di controllo naturale diventano inevitabilmente più fragili. In questi casi, la richiesta di sicurezza non è una richiesta di repressione, ma di attenzione progettuale e urbana.
Muggiano non chiede di essere militarizzato né etichettato come quartiere problematico. Chiede di essere riconosciuto come parte integrante della città, con il diritto a spazi pubblici leggibili, attraversabili e sicuri. Presidio, illuminazione adeguata, chiarezza dei percorsi e strumenti di controllo proporzionati sono elementi minimi di una sicurezza che nasce dalla presenza e dalla cura, non dall’emergenza.
Parlare di sicurezza a Muggiano significa dunque parlare di dignità urbana. Significa riconoscere che anche i quartieri di margine hanno diritto a una progettazione attenta, capace di prevenire il disagio prima che si trasformi in paura. Una città che investe sulla sicurezza come qualità dello spazio pubblico investe sulla fiducia dei suoi abitanti e sulla possibilità di vivere i luoghi senza sentirsi esposti.
Forse è da qui che vale la pena ripartire: dalla consapevolezza che la sicurezza non si aggiunge dopo, ma si costruisce prima. E che quartieri come Muggiano non sono un’eccezione da gestire, ma un banco di prova per una città che voglia dirsi davvero inclusiva.
FAQ (Domande e risposte)
Cosa si intende per “sicurezza come qualità urbana” a Muggiano?
La sicurezza urbana a Muggiano non riguarda solo l’ordine pubblico, ma la qualità della progettazione: spazi ben illuminati, percorsi pedonali chiari e una presenza attiva di cittadini che scoraggino naturalmente il degrado e l’isolamento.
Quali sono le principali criticità del sottopasso della Tangenziale Ovest a Muggiano?
Il sottopasso è considerato un punto di estrema vulnerabilità a causa della scarsa illuminazione, dell’assenza di sistemi di videosorveglianza e della presenza di angoli ciechi che aumentano la percezione di insicurezza per chi entra o esce dal quartiere.
Perché la discontinuità dei percorsi pedonali è un problema di sicurezza?
L’interruzione improvvisa dei marciapiedi, che si trasformano in piste ciclabili senza una logica definita, riduce la leggibilità del territorio. Questo costringe pedoni e ciclisti a una convivenza forzata in spazi critici, aumentando il senso di esposizione al rischio.
In che modo l’urbanistica può prevenire la microcriminalità nei quartieri periferici?
Attraverso la cura del dettaglio urbano: un’illuminazione adeguata, la manutenzione degli spazi pubblici e la creazione di funzioni attive (negozi, servizi, luoghi di aggregazione) eliminano quelle “zone grigie” dove fenomeni come vandalismi e furti trovano terreno fertile.
Cosa chiede il quartiere Muggiano per migliorare la vivibilità?
Muggiano non chiede militarizzazione, ma dignità urbana: interventi strutturali come il potenziamento dell’illuminazione, la messa in sicurezza dei collegamenti con il quartiere Olmi e una pianificazione che metta al centro la protezione dei cittadini nei loro spostamenti quotidiani.





