Muggiano, la periferia dimenticata dietro la retorica della “Milano verde”

Muggiano, la periferia dimenticata dietro la retorica della “Milano verde”

Esistono luoghi che, più di qualsiasi documento amministrativo o conferenza pubblica, raccontano la distanza tra la città dichiarata e quella realmente vissuta dai cittadini.
Il Parco della Cava di Muggiano è uno di questi.

Da anni Milano costruisce la propria immagine attorno a una narrazione potente e ambiziosa: la città sostenibile, europea, attenta al verde urbano, alla qualità dello spazio pubblico, alla rigenerazione delle periferie e alla riconnessione ambientale tra centro e margini urbani. Nei documenti strategici del Piano Milano 2030 si parla di “periferie al centro”, di recupero degli spazi degradati, di valorizzazione dei quartieri e di una nuova idea di città fondata sulla qualità ambientale e sulla vivibilità diffusa.

Parole importanti. Visioni condivisibili. Obiettivi che nessun cittadino di buon senso potrebbe contestare.

Eppure basta raggiungere il Parco della Cava di Muggiano per avere la sensazione di trovarsi fuori da questa narrazione.

Non fuori geograficamente. Fuori politicamente.

Il parco, inserito nel sistema del Parco Agricolo Sud Milano e descritto negli anni come uno dei più suggestivi spazi naturalistici dell’ovest cittadino, appare oggi come un luogo progressivamente scivolato ai margini dell’agenda pubblica. Non colpisce soltanto il degrado materiale. Colpisce soprattutto l’assenza evidente di una presenza amministrativa costante, di una strategia di cura, di una visione contemporanea capace di restituire senso e funzione a uno spazio pubblico che avrebbe potenzialità enormi.

L’erba alta invade aree che un tempo erano destinate alla socialità e alla permanenza dei cittadini. Le panchine in legno mostrano segni avanzati di deterioramento. I gazebo appaiono logorati dal tempo e dall’incuria. I percorsi risultano sempre più limitati e soffocati dalla vegetazione. Intere porzioni del parco sembrano sottratte alla loro funzione originaria.

Non si tratta della “natura che si riprende i suoi spazi”, come qualcuno superficialmente potrebbe sostenere.
Questa non è naturalizzazione urbana. È abbandono.

Esiste infatti una differenza profonda tra una gestione ecologica evoluta del verde pubblico e la semplice assenza di manutenzione. La prima richiede progettazione, monitoraggio, sicurezza, accessibilità e presenza istituzionale. La seconda produce inevitabilmente degrado, riduzione della fruibilità e progressiva espulsione dei cittadini dagli spazi comuni.

Ed è qui che emerge la contraddizione più evidente.

Mentre il Comune continua a promuovere il modello della “Milano verde”, mentre si moltiplicano campagne sulla sostenibilità, sul paesaggio urbano e sulla rigenerazione ambientale, il Parco della Cava di Muggiano restituisce l’immagine opposta: quella di una periferia rimasta ai margini dei processi concreti di trasformazione urbana.

Perfino le descrizioni ufficiali del parco, ancora reperibili nella documentazione comunale, parlano di aree ludiche, percorsi pedonali, gazebo, campi bocce, servizi e strutture per la cittadinanza. Una rappresentazione che forse apparteneva a un’altra stagione amministrativa e a un’altra idea di attenzione verso il territorio, ma che oggi appare lontanissima dalla realtà quotidiana percepita dai residenti.

La questione, però, non riguarda soltanto Muggiano.

Riguarda il rapporto tra istituzioni e periferie.
Riguarda la credibilità delle politiche urbane.
Riguarda la distanza crescente tra il linguaggio della pianificazione e la concretezza della manutenzione ordinaria.

Perché la qualità di una città non si misura soltanto nei grandi progetti, nei rendering o nei convegni sulla sostenibilità. Si misura nella condizione reale degli spazi pubblici vissuti quotidianamente dai cittadini. Si misura nella capacità di garantire decoro, sicurezza, accessibilità e continuità della cura urbana anche nei quartieri meno centrali.

Ed è forse proprio questo il punto che oggi Muggiano pone all’attenzione della città.

Le periferie non si rigenerano attraverso gli slogan.
Si rigenerano attraverso la presenza concreta delle istituzioni.

Il rischio, altrimenti, è che esistano due Milano: quella raccontata nelle strategie urbane e quella che i cittadini incontrano ogni giorno attraversando luoghi ormai lasciati a sé stessi.

Il Parco della Cava di Muggiano non chiede narrazioni romantiche sulla “selvaticità urbana”.
Chiede semplicemente ciò che dovrebbe essere normale in qualunque spazio pubblico di una grande città europea: manutenzione, cura, sicurezza, dignità e rispetto per il territorio e per i cittadini che lo abitano.

Perché quando un parco pubblico viene abbandonato, non si deteriorano soltanto gli arredi o i percorsi.
Si deteriora il rapporto di fiducia tra le istituzioni e la comunità che quel territorio continua ostinatamente a viverlo.

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